Il tram numero 1

scritto da Zenogrigio
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Autore del testo Zenogrigio

Testo: Il tram numero 1
di Zenogrigio

La seguiva  con la coda dell’occhio.
Seduti sul lato destro del tram, percorrevano in silenzio il tratto di strada che li portava dalla 
città alla foce del fiume.
Di lì a poco, avrebbero incontrato l’Atlantico. 
In quel momento, fissandola, l’aveva vista bambina.
Inerme, e con gli occhi che si rimpicciolivano.
Lei, che era stata sempre molto alta, con il tempo si era incurvata e, anche da seduta, con le 
gambe non toccava a terra. 
Le aveva accavallate e lasciate ciondolare, come fanno certi bambini divertiti e un poco 
annoiati.
Le diceva che doveva almeno sorridere. 
Non necessariamente ridere, che alla sua età ne aveva vissute già tante, e perciò non ci si 
poteva aspettare la sorpresa e l‘entusiasmo giovani delle novità. E non perché quelli non 
fossero luoghi o situazioni nuove, ma perché non lo era più lei, nuova. 
Come darle torto.
Ma almeno con lui, considerato che avevano volato fino all’Atlantico per riposarsi e rilassarsi, 
avrebbe dovuto sforzarsi.
Annuiva, dandogli ragione, ma senza sapere se ci sarebbe riuscita. 
Carlo indossava occhiali da sole.  Mettendola a fuoco, si era 
commosso e sentito responsabile come non avrebbe mai desiderato.
Sì, era tornata bambina, e desiderosa di essere accompagnata fino alla sua prossima 
fermata.
Quale? Forse l’ultima.
Non si era mai trasformato in suo padre e non era stato più figlio da decenni.
Era uscito di casa con un lavoro certo e se lo era fatto bastare, così lo stipendio, e la 
formulazione delle necessità. 
Stava per compiere cinquantaquattro anni e da un po’ di tempo aveva compreso quanto fosse 
libero e sufficiente a sé stesso.
Non era schiavo di alcuno status sociale e rappresentazione dettati da qualche bizzarra 
cultura che, invece, attanagliava i più.
Aveva replicato, perfettamente, l’approccio alla vita di suo padre, pur non godendo delle sue 
possibilità economiche.
Come molti figli della sua generazione, la z, aveva avuto tutto nella sua infanzia, anche il non
richiesto. Aveva vissuto sempre bene e non gli erano mai stati inculcati strani valori, 
aspettative sociali  e ambizioni che non fossero alla sua portata e nel perimetro del suo desiderio.
Non doveva dimostrare e non doveva riscattarsi.
Continuava a coltivare la propria auto consistenza, l’autosufficienza, in barba a quanti si 
struggevano per raggiungere mete strampalate, producendisi in geometrie faticose. 
Sua madre l’aveva compresa questa libertà, che era impermeabilità alle estetiche sociali, e assenza di complessità attorno a lui.  
E allora sì, poteva ciondolare i piedi, voltarsi attorno stizzita, muoversi incurante delle altre persone, rimpicciolire occhi e statura. Carlo era lì ed il tram era arrivato al capolinea. 

Il tram numero 1 testo di Zenogrigio
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